Cap. 26 Il pianto di Lucia

Fonte:
CulturaCattolica.it ©

Ospite di donna Prassede, la povera Lucia deve combattere con il suo segreto (il voto di castità) e la pretesa della vecchia nobildonna di farle passare di testa quello scalmanato di Renzo - che tanti guai aveva combinato a Milano secondo le dicerie via via sempre più colorite man mano che passavano da una bocca ad un'altra -, con un metodo molto strano, che era quello di chiederle in continuazione: "Ebbene? (…) non ci pensate più a colui?" (come si leggerà nel capitolo 28).
L'aspetto più interessante di questa parte della narrazione è rappresentato senz'altro dal comportamento di Lucia, che, davanti a quei fatti inusitati di cui è stata protagonista, si mantiene sempre la semplice riservata paesana che abbiamo conosciuto. Sappiamo bene che la sua non è affettazione o caparbietà (come volentieri ha sospettato donna Prassede), ma semplicemente espressione della sua profonda religiosità, che determina un atteggiamento insieme deciso e affidato con docilità a Colui che ha in mano i cuori.
Ma la fede non toglie l'intensità alla sofferenza; e Lucia ha davvero sofferto in modo indicibile. La fede dà la forza di affrontarla, ma non elimina il terrore e l'angoscia per dei fatti così incomprensibili per lei, che però sono condotti dalle mani invisibili di Chi tutto conduce a buon fine: di questo è oscuramente cosciente, grazie alla sua formazione integralmente cristiana, e ciò le permette di guardare anche con gli occhi sbarrati dalla paura e con il cuore straziato la realtà, che tanta sofferenza le procura.
E' incredibile la sua docilità che non è resa davanti alla realtà; ma vien da chiedersi come possa una persona, davanti a tali clamorose ingiustizie, non ribellarsi; come possa guardare con occhi limpidi e sicuri l'oppressore per implorarlo di un gesto di misericordia, come possa esser pronta al perdono quando la brutta avventura si è conclusa, come possa sopportare l'invadenza di una vecchia nobildonna, come voglia mantener fede a quel voto di castità gridato alla Madonna in un momento di grande prostrazione…
Tutte queste situazioni hanno un peso che difficilmente si può reggere: ma Lucia non conosce altro modo di reagire che il pianto liberatore davanti alla mamma, alla quale sola può confidare il suo grande segreto: non potrà più essere la sposa di Renzo…
Sembra quasi che il pianto abbia riacquistato tutta la dignità di espressione della sofferenza docile e consegnata con fede all'Onnipotente, che non turba mai la gioia dei suoi figli se non per preparargliene una più grande.