Don Lorenzo Milani: il comunismo e le altre profezie

“Il comunismo è la mediazione e l’organizzazione politica di ogni male, al fine di consentire, ad una classe dirigente parassitaria e brutale, la gestione di ogni forma di potere sulle spalle degli ultimi”

A decenni di distanza dalla pubblicazione, qualcuno, fra gli “intellettuali” comunisti che hanno strumentalizzato e tradito Don Lorenzo Milani, scopre la Profezia che riguarda la loro ideologia, che il Profeta, come è noto ai più seri ricercatori, decisamente avversava. Don Milani, che indubbiamente voleva bene agli ingenui operai e contadini comunisti, non per le loro idee, ma, da buon prete, come figli di Dio e suoi parrocchiani, giunse per gradi alla sbalorditiva Profezia sul comunismo, grazie, credo, all’esperienza degli anni trascorsi, alle polemiche sulla pubblicazione di “Esperienze pastorali” e a molte profonde ulteriori riflessioni. Qui ne ricordiamo qualcuna:
1949: “I comunisti ti hanno ingannato gli industriali ti hanno calpestato noi preti non abbiamo saputo fare”. (Da una lettera del Profeta di Dio del 15 novembre 1949)
1950: “Poi venne il 18 aprile (1948 n.d.a.) il prete aprì gli occhi sul mondo e vide profilarsi vicina la minaccia dei nemici di Dio. Allora gridò forte come la mamma in difesa dei suoi pulcini, se li chiamò intorno, lì coprì delle sue ali. Anche il ricco ebbe paura, e aiutò il prete a salvare i suoi pulcini dai nemici di Dio. Così il grande male fu scongiurato e ognuno poté riprendere a sognare cose belle, vittorie sugli altri mali”. (Don Milani in “Adesso”, 15 dicembre 1950)
1958: “… E il comunismo, anche se dovesse avanzare (ma non avanzerebbe tanto quanto sta avanzando ora: di questo sono sicuro) avanzi pure, tanto la nostra forza interna sarebbe tale da divorarlo, digerirlo, ributtarlo fuori rifatto a nostro modo. Come facemmo qualche secolo fa con i barbari, né più né meno” (Don Milani a Don Piero)
1962: “Il mio classismo, ricordatevelo, è sempre un classismo di cultura. Io chiamo proletari quelli che non hanno istruzione e basta. Faccio soltanto questa questione: di chi non sa usare la parola, non sa intendere, non sa spiegarsi.” (Don Lorenzo Milani a un Direttore Didattico, Firenze 31 gennaio 1962)
1965: “Domani sera grande cerimonia di solidarietà a Vicchio. Spero di riuscire a portarci molti preti, ma non sarà facile. Sarebbe un sistema semplicissimo per smontare la speculazione comunista… (Sull’obiezione di coscienza al servizio militare n.d.a.) E poi, replicando ad un articolo del giornalista Piero Magi, afferma: “Lei ha detto che la Curia mi ha vietato di partecipare al dibattito di Vicchio. Non è vero, la Curia lo ha vietato a tutti i sacerdoti. Un ordine telefonico che è stato un errore. Avremmo fatto blocco. Lo sa come li faccio stare i comunisti? Li faccio stare con il culo stretto”. (Dal Quotidiano “La Nazione” del 3 aprile 1965)
Ho già spiegato ed affermato in ben cinque libri, che Don Milani mi invitò - nell’estate del 1966 - ad andarlo urgentemente a trovare in Barbiana. Era corso poco tempo da quando i suoi “ragazzi”, partecipando al Congresso Provinciale fiorentino della Federazione Giovanile Socialista, avevano votato compatti per me, contribuendo in maniera determinante ad eleggermi Vice Segretario Provinciale, in contrapposizione al social comunista Valdo Spini che ottenne più voti. I “ragazzi” erano infatti tutti dalla mia parte nella corrente “autonomista” del Partito Socialista Italiano, “corrente” che si caratterizzava per la sua contrapposizione al “compromesso storico” e alla sopraffazione comunista negli Enti locali e nelle organizzazioni sindacali. Don Milani, oltre ad essere contrario all’alleanza fra la “bestemmia” democratico “cristiana” (Per Lui, dire “democrazia cristiana”, era bestemmiare, sia per il simbolo, sia per l’appropriazione indebita della definizione “cristiana”: “Facciano, se vogliono, il Partito dei Battezzati e ne siano coerenti, te comunque se devi scrivere il nome di quel partito metti “cristiana” tra virgolette… E così ho sempre fatto…) e i comunisti, definita “compromesso storico”, era rimasto colpito dal Convegno di Prato dell’Associazione Giovanile “Forza del Popolo” che avevo fondato nel 1962. Nel 1964, nel corso del primo Convegno dell’Associazione, che si tenne presso la sede della Federazione Socialista di Prato, scatenai un putiferio che finì a gran caratteri su “L’Unità”, per aver denunciato, fra l’altro, le vere mire politiche dei partigiani comunisti e la loro responsabilità sulla strage delle foibe, con quarant’anni di anticipo su Giampaolo Pansa…
Don Milani, sin dall’inizio dell’incontro, mi sembrò ansioso di manifestare subito il desiderio di notificarmi il suo messaggio, inducendomi con curiose domande a dargli quelle risposte che andranno a costituire il sublime DECALOGO DI BARBIANA. Alcuni argomenti come quello su l’imperialismo - oggi leggi mondialismo - contrastabile soltanto con i “Ventimila Sammarini”, mi parvero quasi incredibili, anche mentre li annotavo sotto una sorta di dettatura. In questo contesto fu pronunciata anche la bellissima ed ineguagliabile definizione del comunismo:
Il comunismo è la mediazione e l’organizzazione politica di ogni male, al fine di consentire, ad una classe dirigente parassitaria e brutale, la gestione di ogni forma di potere sulle spalle degli ultimi”.
La conclusione dell’incontro fu clamorosa, il Profeta mi chiede per ben tre volte di non tradirlo, facendomi sbalordire ma anche impaurire. La sua era una sorta di testamento politico, al quale volle dare, come contropartita e concretezza alla fedeltà che mi era stata così fortemente richiesta, l’adesione di tutti i “suoi” “ragazzi” alla mia piccola organizzazione, la suddetta “Forza del Popolo”. Adesione che si concluse nel febbraio del 1967, perché non tutti erano a Barbiana”, così mi venne scritto in una lettera.
Soltanto dopo la morte di Don Milani mi resi conto, con il passare del tempo, sia del gigantesco impianto profetico di cui avevo promesso di dare testimonianza, senza se e senza ma, sia della durissima battaglia che dovetti subito ingaggiare contro chi lo stava tradendo o lo aveva già volgarmente tradito. E’ stata una battaglia di mezzo secolo, e questo documento certifica che è in corso tutt’ora!!! E’ stata una pesantissima “croce”, che mi sono trascinato addosso fra debolezze e talvolta voglia di tradire la parola data, ma non mi sembra di aver tradito… e dalla fedeltà non ho certo tratto mai alcun vantaggio. Concludendo questa breve puntualizzazione, ringrazio innanzitutto la DIVINA PROVVIDENZA, che mi rende ancora capace di testimoniare la grandezza del Profeta. Ringrazio Padre Reginaldo Santilli O.P., Vicario Episcopale per i Laici della Diocesi di Firenze e Direttore dell’Organo della Curia “L’Osservatore Toscano”, che mi fu di grandissimo aiuto e incoraggiamento e che certamente, insieme a Don Milani, da Lassù mi protegge. Voglio anche ringraziare Mons. Luigi Giussani, il celebre fondatore di “Comunione e Liberazione”, che dopo un incontro in Via Martinengo a Milano, sbalordito dalle Profezie milaniane, volle darmi una mano, venendo, il 2 giugno 1976, nel mio piccolo paese di origine, Pozzo della Chiana, frazione di Foiano della Chiana, provincia di Arezzo, ove – incredibile, ma vero – volle parlare alla pari con me in onore del Profeta e, ricordandosi della Profezia dei “Ventimila Sammarini”, che l’aveva particolarmente colpito, ebbe a dire: “Don Milani è stato un grande… Ha ragione! Ha proprio ragione! O “ventimila Sammarini” o la barbarie!”

Firenze, 21 giugno 2016


Alessandro Mazzerelli