Le nuove nomine della «Pontificia accademia … per l’aborto»: robe da Chiodi (e non solo)!

Da mesi aspettavamo le nomine papali dei nuovi membri e ieri sono state rese pubbliche. Moltissimi non sono stati confermati, anche se con lo statuto precedente di Giovanni Paolo II erano stati designati a vita
Quanti nemici ha la vita!

La situazione è gravissima, oso dire fuori controllo. Da mesi aspettavamo le nomine papali dei nuovi membri e ieri sono state rese pubbliche. Moltissimi non sono stati confermati, anche se con lo statuto precedente di Giovanni Paolo II erano stati designati a vita. Ma la cosa più preoccupante riguarda due membri neo-nominati:

  1. il prof. Niggel BIGGAR, Professore di Morale e di Teologia Pastorale e Direttore del McDonald Center for Theology, Ethics and Public Life, presso l’Università di Oxford (Gran Bretagna)
  2. Rev.do Sac. Maurizio CHIODI, Docente di Teologia Morale Fondamentale presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose in Bergamo e presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale in Milano, Assistente del Centro Volontari della Sofferenza di Bergamo (Italia).



Il prof. Biggar sostiene la legittimità dell’aborto fino alla 18 settimana di gestazione, motivandola con il vaneggiamento che non si può dire che il feto sia una persona. Biggar utilizza gli stessi argomenti di Peter Singer proprio in un’intervista a due voci con lo stesso Singer (QUI):

Niggel BIGGAR: Per quanto riguarda l’aborto e l’infanticidio, sono d’accordo con Peter [Singer] e i cristiani tendono ad essere d’accordo con lui, che lo status del feto è in realtà un problema cruciale. A differenza di alcune femministe che affermano che la questione è semplicemente una questione della scelta della madre, lo status personale del feto è un tema centrale.

Ne conviene anche Peter [Singer] che non è chiaro che un feto umano sia la stessa cosa di un adulto o di un essere umano maturo e pertanto meriti un medesimo trattamento. Allora diventa una questione di dove tracciamo la linea, e non c’è ragione assolutamente convincente per disegnarlo in un posto o in un altro.

La concezione di Peter è che la vita umana è preziosa soltanto se presenta certe qualità e che un neonato prima della nascita non possiede queste qualità, perciò possiamo abortire, e anche un neonato dopo la nascita non ha queste qualità, per cui possiamo uccidere esso. La mia opinione è che dobbiamo attirare la linea molto più conservativamente. Questo è semplicemente perché l’uccisione di qualsiasi essere umano è un’attività morale pericolosa, anche se è consentita in un primo stadio fetale. Non è una cosa che dovremmo fare casualmente e maledettamente, e sospetto che Peter sarebbe d’accordo con questo.

Quindi, sarei disposto a disegnare la linea per l’aborto a 18 settimane dopo il concepimento, che è approssimativamente quando inizialmente c’è qualche evidenza di attività cerebrale e quindi di coscienza. Per quanto riguarda il mantenimento di un forte impegno sociale per preservare la vita umana in forme ostacolate e per non diventare troppo casuali ad uccidere la vita umana, dobbiamo tracciare la linea in modo molto più conservativo.

[Niggel BIGGAR
: Regarding abortion and infanticide, I agree with Peter, and Christians would tend to agree with him, that the status of the foetus is actually a crucial issue. Unlike some feminists who say the issue is simply a matter of the mother’s choice, the personal status of the foetus is a central issue.
I also agree with Peter that it’s not clear that a human foetus is the same kind of thing as an adult or a mature human being, and therefore deserves quite the same treatment. It then becomes a question of where we draw the line, and there is no absolutely cogent reason for drawing it in one place over another.
Peter’s view is that human life is only valuable if it exhibits certain qualities, and an infant before birth doesn’t have these qualities, so we can abort it — and an infant after birth doesn’t have these qualities either, so we may kill it. My view is that we should draw the line much more conservatively. This is simply because the killing of any human being is a morally hazardous business, even if it is permitted at an early foetal stage. It isn’t something that we should do casually and wantonly, and I suspect that Peter would agree with that.
So I would be inclined to draw the line for abortion at 18 weeks after conception, which is roughly about the earliest time when there is some evidence of brain activity, and therefore of consciousness. In terms of maintaining a strong social commitment to preserving human life in hindered forms, and in terms of not becoming too casual about killing human life, we need to draw the line much more conservatively].


Accipicchia! Che difensore della vita, che degno membro della Pontificia Accademia per la Vita, ops intendevo per l’aborto. L’impegno di Biggar è di non essere troppo casuali nell’uccidere la vita umana! Meglio essere più mirati e concentrarsi ad uccidere dei bimbi nel grembo materno fino alla 18 settimana! Bella riduzione del rischio, c’è qualcuno, poi, che sosterrà che è il massimo bene possibile.

Passiamo a don Maurizio Chiodi, colui che sostiene che Beppino Englaro si è comportato bene con sua figlia Eluana! Don Chiodi appartiene alla genìa dei porno-teologi (QUI). La recensione di Chiodi l’affidiamo ad Avvenire, organo ufficiale della neo-chiesa (QUI), in un articolo che è tutto un programma “Matrimonio e sessualità, il primato della coscienza” (QUI):

Don Maurizio Chiodi, docente di teologia morale alla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale, parte da qui per articolare la sua relazione introduttiva, di fronte a trenta colleghi provenienti da ogni parte del mondo, nell’ambito della seconda sessione di studi convocata dal Pontificio Consiglio per la famiglia in vista del Sinodo. Al termine di un’analisi molto ampia e altrettanto profonda, le conclusioni del teologo sono di quelle destinate a far discutere. Perché, proprio sviluppando la linea personalista di Humanae vitae – e non in opposizione ad essa – arriva ad affermare che «la norma morale sulla procreazione responsabile non può coincidere con l’osservanza biologica dei metodi naturali. Tutte le norme morali che riguardano il ‘terzo’ che è incluso nell’alleanza sponsale tra uomo e donna, dai metodi naturali alla contraccezione, dalla procreazione assistita all’adozione, costudiscono un modo buono di vivere l’esperienza antropologica universale della generazione». Non è il metodo in sé a determinarne la moralità, ma la coscienza dei coniugi, il loro senso di responsabilità, la loro autentica disponibilità ad aprirsi alla vita. In questa prospettiva – è in sintesi i ragionamento di don Chiodi – può essere morale il ricorso a tecniche artificiali di regolazione delle nascite, e immorale la pratica dei metodi naturali, laddove venissero impiegati con un obiettivo costantemente contraccettivo. E la riflessione si potrebbe applicare, annota il teologo, al campo altrettanto problematico della procreazione medicalmente assistita. «In quanto forme dell’agire, queste ‘tecniche’ vanno valutate alla luce del significato etico della generazione all’interno dell’alleanza sponsale». Non vuol dire aprire la strada al positivismo, né assolutizzare la conoscenza scientifica. Anzi, è giusto che la qualità sapienziale dell’alleanza sponsale sia tutelata dalla norma, ma sarebbe sbagliato pensare che un mondo amplissimo, largamente insondato e per certi versi insondabile come la differenza sessuale e tutto ciò che vi è connesso, possa cadere sotto il rigore del giuridicismo. «Un eventuale ricorso alla tecnica – annota ancora lo specialista – nel quadro di una procreazione realmente responsabile, può essere compatibile, e non è necessariamente in contrasto con l’originario nesso antropologico che nell’alleanza coniugale si dà tra la sponsalità e l’accoglienza del dono di un figlio». Ipotesi che potrebbe apparire di rottura con una lunga tradizione di pensiero. Ma per don Chiodi non è così. Anche perché è urgente la necessità pastorale di colmare la differenza, «addirittura l’abisso» esistente, tra la dottrina e la prassi prevalente della maggior parte dei coniugi cristiani.


Don Chiodi è un classico neo-modernista, che si nutre del principio di contraddizione e dopo avere distrutto e pervertito il magistero cattolico (altro che rottura) egli ci assicura che non è così. Beh, se ce lo garantiscono Chiodi, Paglia (QUI) e compagnia a briscola, stiamo tranquilli! Vien da dire roba da Chiodi. Però, che bravo parolaio: «In quanto forme dell’agire, queste ‘tecniche’ vanno valutate alla luce del significato etico della generazione all’interno dell’alleanza sponsale»… Traduzione: fate un po’ quello che vi pare e piace, in coscienza naturalmente…

Conclusione. Questo nomine scandalose le ha fatte il papa in persona, secondo quanto scrive Avvenire (QUI). I casi sono due: o non lo sapeva, come Benedetto XVI con il caso Williamson, e allora ritiri immediatamente le nomine, oppure lo sapeva benissimo e allora si converta per evitare la Giustizia di Dio (QUI).
Tertium non datur…

San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia

Andrea Mondinelli