Commissione europea: giù le mani dai nostri giovani!

Il divario tra i generi nella realizzazione degli studenti: il ruolo delle variabili sociali, economiche, geografiche e culturali

Da qualche tempo sta girando sui social l’allarme per un nuovo questionario, proveniente dall’UE, che le scuole superiori sono incoraggiate a somministrare agli alunni di seconda (cioè minorenni di 15/16 anni), senza preventivamente metterne al corrente i genitori.

Lo scopo dichiarato del questionario riguarda lo studio del “divario di genere nel rendimento degli studenti: il ruolo delle variabili sociali, economiche, geografiche e culturali” (http://cordis.europa.eu/project/rcn/209389_it.html).
Ma in realtà la seconda parte non viene esplicitamente dichiarata, nemmeno ai professori, ai quali viene proposto come questionario sul divario di rendimento tra ragazzi e ragazze in matematica senza altre specificazioni (http://www.itcgtursi.gov.it/sites/default/files/articoli/2016-2017-progetto-euproject000.pdf)

Lo scopo perseguito, più o meno dichiarato, è lo studio dell’influenza, da parte della famiglia di origine (con le sue caratteristiche economiche, culturali, religiose, geografiche ecc.), sulla differenza di rendimento scolastico tra maschi e femmine.
Le domande proposte sono poco più di novanta, trenta delle quali sono quiz di matematica, nemmeno troppo difficili, mentre le successive sessanta indagano vari aspetti sociali, psichici e morali di chi risponde, a partire dall’autovalutazione in campo sociale e scolastico, compreso lo stato di ansia collegata alla scuola, per continuare con indagini sullo status economico e sociale della famiglia di origine, sulla morale religiosa, o meno, evidentemente derivanti dall’educazione ricevuta in casa, attraverso una serie di quesiti su argomenti, via via sempre più personali e privati.
Nulla di nuovo sotto il sole.
Più o meno simili sono alcuni dei dati che vengono raccolti, da qualche anno, anche attraverso i test INVALSI nelle scuole primarie e secondarie.
Solo che, in questo caso, vi sono molti ulteriori approfondimenti, attraverso domande che vanno a toccare argomenti che la legge sulla privacy definirebbe decisamente “sensibili”.
A ciò si aggiunge il fatto che, pur essendo dichiarato di natura strettamente anonima, il questionario cessa decisamente di essere anonimo alla domanda 71.
Lì, a chi risponde, viene chiesto di inserire la propria e-mail per essere intervistato: “Saresti disposto ad essere contattato per un’intervista? Molti tuoi coetanei hanno risposto sì. Tutti coloro che accetteranno di essere intervistati saranno invitati a partecipare alle giornate della gioventù collegate al nostro progetto di ricerca. Se vuoi essere contattato, indica nel box qui sotto l’indirizzo email a cui possiamo contattarti”.
E, per inciso, viene da chiedersi con che coraggio possano aver dichiarato che molti coetanei hanno risposto di sì anche al primo compilatore del questionario!

È infatti del tutto evidente che si tratta di una dichiarazione strumentale, che fa leva sulla psicologia adolescenziale, per la quale ciò che fa il branco è certamente buono e giusto. Con l’aggiunta del premio consistente nella partecipazione alle “giornate della gioventù” a fare da esca ulteriore, affinché venga rilasciata, spintaneamente (no, non è affatto un refuso, c’è proprio scritto spintaneamente con la i), una informazione in grado di consentire l’identificazione di chi ha risposto allo specifico questionario.
Pur se si tratta di una facoltà e non di un obbligo, dunque, considerando che chi risponde è un minorenne in età adolescenziale, appare evidente come la somministrazione di domande tanto personali e approfondite che coinvolgono anche, indubbiamente, la famiglia e l’educazione che essa stessa impartisce, non possa e non debba avvenire senza il preventivo consenso informato da parte dei genitori dei singoli discenti invitati a rispondere.
Facciamo qualche esempio delle domande che vengono proposte, al fine di rendere comprensibile la portata dell’indagine, tralasciando quelle sugli stereotipi di genere (differenze tra uomo e donna e sull’omosessualità), che chi vuole può andare a leggere sul web: https://it.surveymonkey.com/r/KPGJ6T5.
Si chiede a ragazzini di 15/16 anni di dichiarare quanto sono d’accordo, su una scala da 1 a 5 con affermazioni del genere:

- In una relazione, sia una donna che un uomo, senza alcuna differenza, sono liberi di iniziare un’attività sessuale
- Approvo che una donna assuma un ruolo aggressivo in un rapporto sessuale
- Le donne dovrebbero poter essere libere di esprimere la propria sessualità
- Donne ed uomini dovrebbero godere della stessa libertà sessuale
- E’ accettabile che una donna abbia rapporti sessuali con una persona appena conosciuta
- Non avrei rispetto per una donna che intraprende relazioni sessuali senza alcun coinvolgimento emotivo
- Va bene che una donna abbia rapporti sessuali con qualcuno che conosce bene ma che non ama

Viene poi chiesto un giudizio sui gesti di cavalleria maschili nei confronti delle donne, la valutazione di tutta una serie di ipotesi sul ruolo della donna e dell’uomo in famiglia e sul lavoro nonché un’opinione di consenso o dissenso su affermazioni e rivendicazioni, tipicamente di matrice ideologica femminista, sulle discriminazioni di genere.
In una di queste domande si tocca anche un argomento particolarmente controverso e delicato, quello dell’aborto e della maternità.
Appare evidente anche al profano che, a seconda della risposta data dagli studenti, è possibile risalire al substrato religioso e morale dell’educazione impartita a casa, ed utilizzare il risultato in termini statistici per correlare il rendimento scolastico delle femmine al tipo di educazione ricevuta sul ruolo di genere, sulla morale sessuale insegnata a casa, sulla religiosità della famiglia di origine.

Qual è lo scopo finale di questa indagine?
È possibile sostenere che possa tendere ad evidenziare eventuali collegamenti tra l’educazione in famiglia e i risultati scolastici?
Sicuramente sì, questo è proprio lo scopo dichiarato del progetto: “until now, some explanatory variables have been picked out but, probably, further unexplored factors exist; 2) the relationship between those factors has not been disclosed yet, ie it is not clear if interaction effects between them exist. In particular, the sectorial literature has investigated gender-related stereotypes’ effects on academic achievement but it has not studied possible interactions between stereotypes and the other variables frequently used to study students’ performance” [“Fino ad ora alcune variabili esplicative sono state tratte, ma, probabilmente, esistono ulteriori fattori inesplorati; 2) il rapporto tra questi fattori non è stato ancora rivelato, cioè non è chiaro se esistono effetti di interazione tra loro. In particolare, la letteratura di settore ha indagato gli effetti degli stereotipi legati al genere sul rendimento scolastico, ma non ha studiato le possibili interazioni tra gli stereotipi e le altre variabili frequentemente utilizzate per lo studio delle prestazioni degli studenti”].
A parere di chi scrive, vi è assai di più.
Ed è un obiettivo assai poco celato: “Nevertheless, the big international research institutes use national data, and it is clear that, when we use big data (such as national ones), almost automatically, some dangerous compensations occur, leading data to a false medium value. Our approach based also on the intra-national comparison is able to avoid those compensations. In fact, the comparisons between macro-geographical clusters produce better data, i.e. data that reproduce the reality more realistically, with three main consequences: 1) to improve the probability of picking out factors that can explain academic achievement depend on gender variable; 2) to guide local (inter-/national) policies; 3) to produce new data that can be used in future researches.” [“Tuttavia, i grandi istituti di ricerca internazionali utilizzano i dati nazionali, ed è chiaro che, quando usiamo i dati macroscopici (come ad esempio quelle nazionali), quasi automaticamente, si verificano alcune compensazioni pericolose, portando i dati a un valore di false medium. Il nostro approccio basato anche sul confronto intra-nazionale è in grado di evitare queste compensazioni. In effetti, i confronti tra i cluster macro-geografici producono dati migliori, vale a dire dati che riproducono la realtà in modo più realistico, con tre conseguenze principali: 1) migliorare la probabilità di individuare quei fattori che possono spiegare il successo accademico dipendere da variabili di genere; 2) guidare le politiche locali (inter / nazionali); 3) per la produzione di nuovi dati che possono essere utilizzati in ricerche future.”]

Una volta che sia stato possibile effettuare un collegamento tra il rendimento scolastico, l’ansia dell’alunno per il risultato scolastico e l’educazione impartita dalla famiglia di origine, infatti, sarà possibile dare un giudizio sull’educazione stessa, a partire da come determinate “libertà” e “diritti” (presunti o pretesi tali), vengano negati o riconosciuti dalla famiglia di origine.
Mi spiego meglio con un esempio: se statisticamente la maggioranza delle ragazze che hanno un rendimento in matematica inferiore alla media risultasse contraria all’aborto, orientata verso la famiglia, poco propensa al sesso libero per tutti, amante della cavalleria maschile e desiderosa di sposarsi, avere figli ed educarli piuttosto che di diventare presidente degli Stati Uniti, si potrebbe sostenere, da parte di qualcuno, che a causa dell’educazione ricevuta in famiglia le alunne siano state in qualche modo “tarpate”, private della possibilità di far meglio e di emergere, o di aspirare a cose “migliori” e “più importanti” del matrimonio e della famiglia.
Ne conseguirebbe la giustificazione per eventuali intromissioni dello stato nel diritto educativo dei genitori.
Con buona pace del diritto alla libertà di opinione, di parola e, soprattutto, di educazione, costituzionalmente garantiti.

Monica Boccardi